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Still life

Nello still life è importante raccontare l’oggetto che si ha di fronte. 

La sfida del fotografo sta nel modellare sapientemente luci e ombre al fine di animare ciò che è inanimato e all’apparenza banale.

Il buon fotografo deve anche sapere che ogni materiale ha caratteristiche proprie e per coglierne ogni segreto deve imparare prima ad osservarlo attentamente.

Ma non è finita. 

E’ fondamentale anche ascoltare l’oggetto e inserirlo nel contesto corretto, farlo interagire con altri elementi, posizionarlo nel modo migliore

per evitare che si offenda.

E infine, armarsi di pazienza e se proprio qualcosa non va

ricominciare tutto da capo.

Insomma, lo still life è racconto, ascolto, osservazione e infinita pazienza!

Materiali

La base per un buon still life è studiare attentamente l'oggetto che si andrà a fotografare. Ogni materiale ha qualità fisiche e texture proprie ed essi si comporteranno di fronte alla luce in maniera diversa. 

Il modo di illuminare il vetro è diverso da quello per illuminare il metallo e via dicendo. 

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Vetro 1.jpg

Spesso risulta impossibile illuminare correttamente in un unico scatto tutte le parti di un oggetto perciò risulta più semplice eseguire più scatti dove la luce andrà a rivelare determinate zone e comporre il tutto successivamente in post-produzione.

Le due immagini seguenti sono l'unione di sette, otto scatti in photoshop.

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Commerciale

La fotografia di oggetti o alimenti a scopi commerciali è un business in continua crescita; con l'avvento degli ecommerce la richiesta di questo genere di immagini è esplosa letteralmente. In questo genere di produzione fotografica improntata alla pubblicità vige una regola fondamentale: rendere il prodotto accattivante e indispensabile.

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Make up 1.jpg
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Sperimentazione

Di seguito alcune sperimentazioni giocose volte a dimostrare che lo still life può essere divertente e che gli oggetti, seppur inanimati possono raccontare storie.

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L'idea di "Dull Boy" è partita dalla macchina da scrivere della mia collega di corso.

Volevamo usarla a qualsiasi costo, ma come?

Ed ecco che Stephen King ci viene incontro.

Anche senza la presenza umana gli oggetti, unici protagonisti, raccontano comunque una (strana) storia e sembrano abbandonati da poco dal proprietario... 

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"Pane quotidiano" è una satira sui tempi del Covid-19 che ha lasciato e lascerà un segno indelebile sulle nostre vite.

Omaggiando le nature morte classiche ho ricreato un'illuminazione drammatica dai toni caldi vicina a quella definita "Caravaggesca" da me molto amata. 

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"Paesaggio metafisico" è sperimentazione pura.

Ispirandomi ai paesaggi di De Chirico ho voluto ricreare l'illusione di un mondo sospeso, senza riferimenti di spazio e tempo, dove non solo gli oggetti ma anche le loro ombre ne fanno da protagoniste.

Questo paesaggio però è anche pieno di simboli che vogliono dare un secondo pieno di lettura, ovvero raccontare ironicamente l'Italia nei suoi più classici ma anche veritieri stereotipi: la conchiglia per il mare, il David rappresenta l'arte, la calla una natura bella ma delicata, il pettine l'eleganza e un forchetta per ovvie ragioni.

La maschera senza volto è il popolo che spesso è indifferente alle bellezze che ha di fronte.

"Cerere" parte da una reference still life completamente "anonima" trovata in rete e che ho voluto ricreare nei toni e nei colori per veicolare nuovi messaggi.

Una luce algida sembra giungere da una finestra e illumina una tovaglia apparecchiata di rifiuti; come per "Dull Boy" sopra, la presenza umana non si vede ma si avverte. 

La tovaglia sciupata e la parete grigia conferiscono ulteriormente un tono degradante all'intera immagine.

La sensazione di abbandono è forte; se però lo spazio è indecifrabile il tempo si può misurare dall'edera che invade la scena.

Tuttavia un elemento stona nell'immagine: il fiore che brioso guarda alla luce.

"Cerere" è una metafora della Natura che in assenza dell'uomo si riprende i suoi spazi e rinasce ridando vita a ciò che era morto.

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© 2020 by Francesca Villa

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